Valencia oltre il Gran Premio: un racconto in bianco e nero
Un momento di vita quotidiana catturato nella metropolitana di Valencia
Il 2003 è stato un anno ricco di emozioni per me. Tra queste, un viaggio a Valencia per assistere al Gran Premio di Superbike. Un evento elettrizzante, senza dubbio, ma è in una semplice scena di vita quotidiana che ho trovato il mio ricordo più vivido della città.
Era un giorno come tanti. Mi trovavo nella metropolitana sotterranea, diretto verso il centro, quando il mio sguardo è stato catturato da una figura solitaria davanti a un distributore automatico. Era una ragazza, immobile, persa nei suoi pensieri mentre osservava le opzioni disponibili.
Ho deciso di immortalare quel momento con la mia macchina fotografica. La luce artificiale della metropolitana conferiva alla scena un'atmosfera malinconica, accentuata dalla scelta del bianco e nero. Niente colori sgargianti a distrarre l'attenzione, solo la ragazza e il distributore automatico, come due protagonisti su un palcoscenico silenzioso.
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| Monete inghiottite, speranza svanita |
Un piccolo dramma quotidiano
La ragazza sembrava assorta nella sua scelta, quasi come se stesse di fronte a un bivio importante. La sua espressione era concentrata, la fronte leggermente aggrottata. Esaminava ogni lattina con attenzione, come se ogni logo e ogni colore nascondessero un messaggio profondo.
Dopo quello che mi è sembrato un tempo infinito, ha finalmente preso la sua decisione. Ha inserito le monete con cura, una dopo l'altra, il loro tintinnio che riecheggiava nel vuoto della stazione. Un gesto deciso, quasi liberatorio. Ma il distributore automatico non ha risposto. Nessun rumore familiare, nessuna lattina che cadeva nel vano di raccolta. Solo il silenzio assordante.
Le monete erano sparite, inghiottite dalla macchinetta senza pietà. La ragazza è rimasta lì, immobile, con una mano ancora sul tasto e l'altra aperta in un gesto di incredulità e frustrazione. Un piccolo dramma personale che si svolgeva lontano dagli occhi indifferenti dei passanti, ognuno immerso nel proprio mondo.
Un'immagine imperfetta, ma ricca di significato
Ho scattato la foto nel momento in cui si porta la mano sulla fronte, un gesto illustratorio di uno stato d'animo che probabilmente deriva da forme primitive, ancora efficaci, di protezione della testa, questo gesto protettivo stimolato dalla paura, è diventato una sorta mi micro rifugio sicuro in cui nascondersi quando "qualcosa va storto" diventando consolatorio. La ragazza era l'immagine della delusione, ma anche di una strana calma, come se avesse già accettato l'inevitabile. Un'immagine imperfetta, lo so: l'illuminazione è dura, le ombre sono nette e l'inquadratura leggermente mossa. Ma è proprio questa imperfezione che la rende autentica, vera.
Ogni volta che guardo quella foto, mi vengono in mente le parole di Henri Cartier-Bresson: "Fotografare è catturare l'istante che fugge e renderlo eterno." (la mia fotografia non è di certo paragonabile nemmeno a quelle meno riuscite di Cartier Bresson) Però questo è proprio ciò che ho cercato di fare: catturare un piccolo frammento di vita quotidiana, trasformandolo in un'immagine che racchiude un mondo di emozioni.
Oltre il Gran Premio: la vera Valencia
Valencia non è solo il Gran Premio di Superbike. È una città vibrante, piena di vita e di storie da raccontare. Storie che si nascondono negli angoli meno noti, tra la gente comune.
Questa foto è il mio personale ricordo di Valencia, un simbolo di come l'ordinario possa trasformarsi in un momento etereo, se solo abbiamo la sensibilità di coglierlo. Un invito a guardare oltre la superficie, a prestare attenzione ai dettagli, a scoprire la poesia che si nasconde nel quotidiano.
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